Scanzionando

Era da molto tempo che non sentivo il bisogno di scrivere un articolo più o meno lungo. Non che mancassero gli spunti o gli stimoli, né tantomeno gli eventi da descrivere o commentare, seguendo la cronaca, la cultura e  la politica cittadina, semplicemente la velocità con cui, ultimamente, si susseguono gli eventi li rende per loro stessa natura, irrilevanti dal punto di vista “scripta manent“. Per capirci, non valeva la pena scrivere del nulla.

Perché io credo che le parole (scritte) debbano meritare di restare, altrimenti non ha molto senso mettersi alla tastiera.

Oggi, o per meglio dire, ieri sera, ho ricevuto sufficienti spunti ed argomenti per rendere la necessità di fissare le parole irrefrenabile.

Lo spettacolo Renzusconi di Andrea Scanzi ha scatenato uno stormo di pensieri contrastanti che io amo particolarmente vivere.

Confesso che sono andato al Teatro Espace, in malafede, alla ricerca di pecche nel testo o nella performance teatrale del protagonista, purtroppo e per fortuna (per citare il Grande Signor G.) non ne ho trovati.

Anzi!

Scanzi sembra nato per queste cose. Un testo preciso, divertente, ironico, realistico ha tenuto i 4/500 spettatori attenti per 90 minuti filati. Una sequenza quasi ininterrotta di gag, battute sui nostri amati ex-premier.

Un uso degli audiovisivi ad hoc, mai troppo lunghi, coadiuvavano il racconto del performer in modo essenziale e mai superfluo. Tante chicche per gli amanti dell’ironia a livelli himalayani.

L’ idea geniale di paragonare Renzi all’Enea di Pensavo Fosse Amore Invece Era Un Calesse, capolavoro dell’insuperabile Massimo Troisi è ciò che ho gradito di più.

Nella top list non può mancare l’ascolto del brano Pigs (Three Different Ones) dei leggendari Pink Floyd di Animals (1977),  l’album più politico e meno acclamato dello storico gruppo di Cambridge.

Per concludere, in bellezza, come fosse anfani, la presenza nel pubblico della nostra amatissima Prima Cittadina, GiannAppendino, ha reso la serata, incondizionatamente, indubbiamente, a scanzi di equivoci giochi di parole stile Amici Miei, godibile ed  indimenticabile. La terapia tapioca funziona. Gli oltre 400 spettatori che sono usciti dal teatro avevano tutti un sorriso di soddisfazione che parlava più delle parole.

Non mi succedeva da molto tempo e spero che ricapiti presto.

Immodestamente spero che queste parole meritino di rimanere scritte, ma questo spetta solo al lettore deciderlo.

PS: Circa il messaggio politico del nostro cortese ospite, Dio ce ne Scanzi, ma questa è un’altra storia.

 

Ph: Andrea Scanzi sul palco del Teatro Espace, Torino